Tutti conoscono Gotham City. La città su
cui vigila Batman, l’uomo pipistrello creato da Bob Kane e
Bill Finger (la prima apparizione fu nel maggio del ’39),
riflette da sempre l’animo del protagonista, immerso in una
notte che sembra non avere fine. Perché Gotham City possiede un’anima,
ecco tutto. Un particolare che fa di una storia un capolavoro è proprio
questo: uno sfondo oserei dire dinamico. Batman è
l’eroe
che sin da piccolo mi ha regalato le emozioni più
belle, perché non
è mai stato dipinto, nemmeno agli albori, come il classico
supereroe senza macchia e senza paura. Particolarità che
possiede anche la cittadina su cui vigila il Pipistrello, che ci appare
vivibile vista con gli occhi dei cittadini, mentre risulta irrimediabilmente
macchiata sotto il cappuccio con le orecchie.
Scendiamo nel particolare: la saga di
Knightfall prende il via a Peña Duro, luogo di detenzione di massima
sicurezza in cui nasce Bane, supercriminale passato alla ribalta grazie alla
recente pellicola di Christopher Nolan: The Dark Knight Rises. Il vero
nome è sconosciuto a tutti, non interessa neanche noi. Bane
diventa di nostro interesse nel momento in cui pone la conquista di Gotham come
obiettivo principale della sua carriera criminale. Già,
perché nel momento stesso in cui Bane mette piede in città,
questa si tinge subito delle tinte più nere che possiate immaginare. Il chiaroscuro di Bruce Wayne
lascia lentamente il posto alla più nera oscurità di Bane, in una Gotham che sprofonda ogni giorno nel
terrore più assoluto. Persino le famiglie mafiose più potenti
si devono arrendere a questa notte che cala inesorabile, in attesa di un
barlume di luce e speranza. Luce che non tarda a ridursi a un lumicino, quando Bane,
ormai punta di diamante del crimine di Gotham, detronizza Batman rompendogli la
schiena (l’urlo: “I
will simply BREAK YOU!” riecheggia ancora nelle orecchie degli appassionati) e
conquistando, di fatto, la città.
Qui tocchiamo il punto più alto
del nostro tour: perché mai, nemmeno con i supercriminali più atroci
come Joker o Maschera Nera, si era scesi così
in basso. Gotham
comincia solo ora ad essere il teatro perfetto per la performance di Bane, che
si trova perfettamente a suo agio nel ruolo di primo attore. La sua è una
devastazione morale oltreché fisica, perché riscrive le regole di sottomissione del modello che Batman
aveva rappresentato fino a quel momento. Gotham è
sempre stata l’amata
patria su cui vigila il Pipistrello, in cui dormire sonni tranquilli. Con l’arrivo
di Bane, la città diventa puro terrore psicologico, un luogo che ogni secondo
potrebbe gettarti in pasto a colui che ne reclama il potere. Il grido di Bane: “I
am Bane. This city is mine!”, dopo aver distrutto Batman, fa
tremare Gotham dalle fondamenta, ridisegnandola come suo territorio di caccia,
assolutamente personale: non la chiameremo casa, perché Bane
non ha interesse a trovare un luogo da chiamare casa. Di più,
la città non è nemmeno un trofeo: Batman la protegge, la cova come fosse
una chioccia, senza mai esitare una sola volta ad anteporre il bene di Gotham
alla sua sopravvivenza. E Bane conduce il suo gioco di conquista spingendo
forte su questo fattore: vuole strappare le radici del Pipistrello, prima di
far calare la notte definitiva. Il contrasto luce/ombra che possiamo notare
nelle tavole si protrae per l’intera storia, alternando scene
adrenaliniche nella notte oscura di Gotham e momenti in cui ci viene lasciato
un attimo di respiro, sotto le luci al neon delle insegne pubblicitarie o
davanti al crepitio del fuoco, momentaneo e falso porto sicuro.
Trema Gotham, trema anche dopo il
ritorno di Batman (sotto il costume non ci sarà
Bruce Wayne, ancora
devastato dalla sonora lezione impartitagli da Bane, ma scopriremo Jean Paul
Valley, il biondo erede designato), un Batman nell’animo
del quale si è eclissata definitivamente la luce della speranza: per
riprendersi Gotham, per ridare Gotham ai suoi cittadini, è necessaria
la brutalità più ferina. E la città accoglie nelle tenebre più
totali il ritorno
del nostro eroe, preparandosi per la resa dei conti.
Il dominio di Bane non è caotico:
le scosse di assestamento sono finite, e il nuovo padrone ha intenzione di
dominare ogni centimetro quadrato. Arriva addirittura a sentire ogni anima che
si aggira per le strade, come se Gotham fosse la sua seconda pelle. Non tarderà a
scottarsi, pur nelle tenebre più oscure, al contatto col fuoco della vendetta.
Lo scontro finale è giustamente
epico. La resa dei conti per la rinascita della città è un concentrato di cattiveria e violenza, da ambo i lati:
Gotham sembra imparziale. Le sequenze decisive ci mostrano la città illuminata
unicamente dalle esplosioni innescate dal combattimento, che non si chiuderà al
sorgere del sole, con il classico happy ending. Bane è un
osso duro, divorato dal Venom (la droga di cui è
assuefatto, che gli
dona una forza sovrumana), che lotta per la supremazia come unico stile di
vita, sempre più assetato di vittoria e dominio morale. Gotham si prepara ad
un nuovo terremoto, l’ennesimo: le consacrazione definitiva
del più grande teatro criminale, o il ritorno della notte più bella,
quella del pipistrello.
Passata la tempesta, può tornare
il sereno? Non scherziamo: al biondo pipistrello il nuovo costume piace assai;
egli si nutre del terrore dei criminali, instillato con sapiente pazienza,
proprio come Bane si nutriva, fino a poco prima, del terrore di un’intera
città, di comuni cittadini. E Gotham fatica
ad accettare questo nuovo regno, in costante bilico fra carezze e
schiaffi, senza che Batman sia più il
porto sicuro in cui riparare. Ma cosa accadrà
quando Bruce Wayne,
il legittimo tutore della notte di Gotham, tornerà
per riprendere il
suo posto? Sarà rissa, senza fronzoli: i fantasmi di Jean Paul Valley, la
tenacia Bruce Wayne, one on one. Ma se da una parte abbiamo il taumaturgo di
Gotham, l’unico che con il suo tocco può rendere
abitabile l’oscurità
(e il sorriso
carico di riconoscenza degli abitanti della City, ogni qualvolta vedano il
pipistrello ne è la palese testimonianza), dall’altra
abbiamo l’irruenza spropositata della bionda
gioventù: l’immagine
che Valley dà di se stesso è quella di un giocatore d’azzardo
in una notturna bisca che, pur di non dividere la posta con l’accondiscendente
avversario, tiri il dado dieci, cento e mille volte; ottenendo sempre lo stesso
numero. Potrebbe tirare in eterno, fino a spolpare del tutto la carcassa della
fortuna che già gli avevo regalato la possibilità di
essere l’Eroe ad interim. Jean Paul Valley
vuole tutto: vuole il costume, vuole l’identità,
vuole la città. Volere che odora di perdizione. Ma
la città, la città pulsa;
la città ama Bruce Wayne, ed ha già
scelto. In fondo,
se dovessimo pesare differenze e somiglianze fra il biondo e precario Batman e
Bane, la bilancia penderebbe di netto verso le seconde.
Gotham è
viva, e lotta
segretamente per tornare a lanciarsi fra le braccia di Batman, quello vero, l’unico
dominatore della notte. E noi insieme a lui.
Mattia
Orizio
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