domenica 8 giugno 2014

THE WOLF OF WALL STREET


 


Lo Stato degli USA vs/ lo Stato degli USA. Inizia un memorabile processo mediatico: inizia il film di M. Scorsese.

L’America contro l’America va in scena sotto i paramenti voluttuosi del Fumetto tra ridicolaggini (ad esempio, la scena in cui l'impareggiabile L. DiCaprio balla al suo trascinante matrimonio - il secondo per la cronaca rosa), scempiaggini (un profluvio di commenti stupendamente sessisti conditi di volgarità mantriche, a dispetto di ogni sbadigliante politicamente corretto),   patetiche e clownesche inverosimiglianze (la scena in cui L. DC. raggiunge a fatica la paralisi cerebrale grazie a magiche pasticche vecchie di qualche decennio e ad effetto ritardato). L'auto di gran lusso accartocciata da cui esce indenne il conducente è l'apoteosi di questo Fumetto. E poi ci sono: il grassone, il cinese, tappetino; quindi i soprannomi e le fisiognomie. Ci sono le esagerazioni e le esasperazioni, le semplificazioni, e il lusso monetario di nostalgica memoria Paperoniana, ci sono le Jessiche Rabbit, i nani-proiettili, i colpi bassi a più strati (il finale insegna). Un Fumetto che brilla grazie a stelle di prima grandezza (Scorsese/DiCaprio) allorché si celebra un'altra insuperata leggenda americana: il Cinema. Cosa abbiamo da lamentarci!

Il Cinema e il Fumetto servono per raccontarci una storia (una delle tante) della grande e inesauribile prateria americana, questa volta non dell'oro grezzo, ma di quello molto più raffinato del Mercato di Wall Street. Anche questa nuova prateria è battuta a tappeto senza scrupoli per godersi la ricchezza più sfrenata e più ostentata che si possa immaginare, fatta di panfili ed elicotteri personali, sonori bigliettoni e aragoste, entrambi lanciati a manciate contro i meschini habitué della metropolitana (cioè, i detective del FBI), relegati ad un impiego pubblico senza prospettive analoghe. Una ricchezza smargiassa che non stupisce né sconvolge una compassata e raffinata signora inglese d'altri tempi, diversa ma complice divertita di quel figlio coloniale arguto e mangiasoldi, spaccone e temerariamente sensuale. Insomma, Il Cinema e il Fumetto di Scorsese/DiCaprio ci raccontano un altro Far West per incantare di nuovo noi piccoli europei, sempre più rovinosamente pigri.

E non basta, perché il film  ripete lo schema della migliore tradizione americana dove accanto ad ogni fuorilegge c'è uno sceriffo/detective che lo bracca, e ad ogni serio impedimento un ardimentoso scatto di voracità: di ingegno, di denaro, di forza, di patriottismo. Ce n'è di sano e lucifero patriottismo americano nel pelo arruffato del Lupo di  Wall Street, quello che chiama a raccolta, eccita ed esalta, aggrega. Contro tutti, ma soprattutto contro la Legge. Il grande cinema americano ci ha insegnato ad amare i truffatori e i più pericolosi assassini (Hannibal Lecter, per dirne uno), tanto quanto gli eroi invincibili. Tutto risiede nel carattere, nell’apprendimento instancabile, nell’indomita caparbietà dei desideri, delle passioni, degli obiettivi, e nelle scelte più congeniali di fronte ad una realtà che cambia imprevedibilmente (rinvio al finale del film); il supereroe osserva la realtà e ad essa si adatta correggendo la rotta delle proprie condotte. Di fronte a siffatte qualità anche la Giustizia perde, accontentandosi, dietro una faccia brutta ed arcigna, di un patteggiamento di pena irrisorio.

D’altronde, inutile evocare gli spettri della colpa e della condanna ultramondana a redimere l’irredimibile natura del supereroe americano, perché nel pieno di catastrofi naturali d’ispirazione divina (il naufragio del panfilo Naomi), la possibile salvazione (tutta e solo europea) si rivela mera pantomima italiana, sotto le note di Gloria di Umberto Tozzi (un omaggio di due oriundi?). Meglio lasciar perdere.

Ebbene, tutta questa composita America di miti e leggende, è di nuovo in guerra fratricida per vedere chi la spunta, tanto da osare un nuovo e sconcertante peana d’attacco: Fuck you USA, gridano in delirio i dipendenti beneficiati dal Lupo. In fondo,  un obiettivo accomunante non c'è più, e il nemico pubblico n. 1 sono più d'uno, e tutti dentro lo scintillante caleidoscopio americano. Superato il muro comunista e abbattuto il Gran Capo terrorista (dopo il Gran Capo pellerossa), non resta che arrembare gli uffici del Lupo di Wall Street al grido di Mrs. Robinson. Appunto, l’America contro l’America.

Una gloria di un vecchio cult-movie disgregante, un ex-inno alla rivoluzione dei modi comuni di pensare, diventa il sottofondo musicale per l'eroe di oggi del FBI che ci prova a prenderli tutti con le mani nel sacco questi suoi compatrioti, adepti pervertiti dal contro-eroe del denaro e della spregiudicatezza. Ma questa volta i pezzi dell’America si attaccano senza spezzarsi, e senza che circoli una sola goccia di sangue, nelle forme edulcorate, famigliari, divertenti, e soprattutto innocue, del Fumetto.

I demagoghi delle buone pratiche, dello sguardo caritatevole, del culto delle fobie, avranno di che inorridire dell'umanità dipinta sopra le volte della cappella dissacrata di Sua Maestà il Denaro, evocando un ricomponimento gestuale e labiale che apparirebbe altrettanto farsesco. Per non dire dei tanti che avranno modo di imprecare sul materialismo, il vil denaro e la corruzione che produce, e sul morbo del secolo: la cocaina.

Resta il fatto che da queste apparenti macerie il buon Lupo potrà, altrove, provarci ancora a chiedere con sguardo ammaliante: vendimi questa penna, risolvendo in una banalità linguistica e concettuale l'uovo di Colombo di un’America tuttora vitale.
 
Michele Mocciola

Nessun commento:

Posta un commento