Lo Stato degli USA vs/ lo Stato degli USA. Inizia un
memorabile processo mediatico: inizia il film di M. Scorsese.
L’America contro l’America va in scena sotto i
paramenti voluttuosi del Fumetto tra ridicolaggini (ad esempio, la scena in cui
l'impareggiabile L. DiCaprio balla al suo trascinante matrimonio - il secondo
per la cronaca rosa), scempiaggini (un profluvio di commenti stupendamente sessisti
conditi di volgarità mantriche, a dispetto di ogni sbadigliante politicamente
corretto), patetiche e clownesche
inverosimiglianze (la scena in cui L. DC. raggiunge a fatica la paralisi
cerebrale grazie a magiche pasticche vecchie di qualche decennio e ad effetto
ritardato). L'auto di gran lusso accartocciata da cui esce indenne il
conducente è l'apoteosi di questo Fumetto. E poi ci sono: il grassone, il
cinese, tappetino; quindi
i soprannomi e le fisiognomie. Ci sono le esagerazioni e le esasperazioni, le
semplificazioni, e il lusso monetario di nostalgica memoria Paperoniana, ci
sono le Jessiche Rabbit, i nani-proiettili, i colpi bassi a più strati (il
finale insegna). Un Fumetto che brilla grazie a stelle di prima grandezza
(Scorsese/DiCaprio) allorché si celebra un'altra insuperata leggenda americana:
il Cinema. Cosa abbiamo da lamentarci!
Il Cinema e il Fumetto servono per raccontarci una
storia (una delle tante) della grande e inesauribile prateria americana, questa
volta non dell'oro grezzo, ma di quello molto più raffinato del Mercato di Wall
Street. Anche questa nuova prateria è battuta a tappeto senza scrupoli per
godersi la ricchezza più sfrenata e più ostentata che si possa immaginare, fatta
di panfili ed elicotteri personali, sonori bigliettoni e aragoste, entrambi
lanciati a manciate contro i meschini habitué
della metropolitana (cioè, i detective del FBI), relegati ad un impiego
pubblico senza prospettive analoghe. Una ricchezza smargiassa che non stupisce né
sconvolge una compassata e raffinata signora inglese d'altri tempi, diversa ma
complice divertita di quel figlio coloniale arguto e mangiasoldi, spaccone e
temerariamente sensuale. Insomma, Il Cinema e il Fumetto di Scorsese/DiCaprio ci
raccontano un altro Far West per incantare di nuovo noi piccoli europei, sempre
più rovinosamente pigri.
E non basta, perché il film ripete lo schema della migliore tradizione
americana dove accanto ad ogni fuorilegge c'è uno sceriffo/detective che lo
bracca, e ad ogni serio impedimento un ardimentoso scatto di voracità: di
ingegno, di denaro, di forza, di patriottismo. Ce n'è di sano e lucifero
patriottismo americano nel pelo arruffato del Lupo di Wall Street, quello che chiama a raccolta,
eccita ed esalta, aggrega. Contro tutti, ma soprattutto contro la Legge. Il
grande cinema americano ci ha insegnato ad amare i truffatori e i più pericolosi
assassini (Hannibal Lecter, per dirne uno), tanto quanto gli eroi invincibili.
Tutto risiede nel carattere, nell’apprendimento instancabile, nell’indomita
caparbietà dei desideri, delle passioni, degli obiettivi, e nelle scelte più
congeniali di fronte ad una realtà che cambia imprevedibilmente (rinvio al
finale del film); il supereroe osserva la realtà e ad essa si adatta
correggendo la rotta delle proprie condotte. Di fronte a siffatte qualità anche
la Giustizia perde, accontentandosi, dietro una faccia brutta ed arcigna, di un
patteggiamento di pena irrisorio.
D’altronde, inutile evocare gli spettri della colpa e
della condanna ultramondana a redimere l’irredimibile natura del supereroe
americano, perché nel pieno di catastrofi naturali d’ispirazione divina (il
naufragio del panfilo Naomi), la possibile salvazione (tutta e solo europea)
si rivela mera pantomima italiana, sotto le note di Gloria di Umberto Tozzi (un
omaggio di due oriundi?). Meglio lasciar perdere.
Ebbene, tutta questa composita America di miti e
leggende, è di nuovo in guerra fratricida per vedere chi la spunta, tanto da
osare un nuovo e sconcertante peana d’attacco: Fuck you USA, gridano in
delirio i dipendenti beneficiati dal Lupo. In fondo, un obiettivo accomunante non c'è più, e il
nemico pubblico n. 1 sono più d'uno, e tutti dentro lo scintillante
caleidoscopio americano. Superato il muro comunista e abbattuto il Gran Capo
terrorista (dopo il Gran Capo pellerossa), non resta che arrembare gli uffici
del Lupo di Wall Street al grido di Mrs. Robinson. Appunto, l’America contro
l’America.
Una gloria di un vecchio cult-movie disgregante, un
ex-inno alla rivoluzione dei modi comuni di pensare, diventa il sottofondo
musicale per l'eroe di oggi del FBI che ci prova a prenderli tutti con le mani
nel sacco questi suoi compatrioti, adepti pervertiti dal contro-eroe del denaro
e della spregiudicatezza. Ma questa volta i pezzi dell’America si attaccano
senza spezzarsi, e senza che circoli una sola goccia di sangue, nelle forme
edulcorate, famigliari, divertenti, e soprattutto innocue, del Fumetto.
I demagoghi delle buone pratiche, dello sguardo
caritatevole, del culto delle fobie, avranno di che inorridire dell'umanità
dipinta sopra le volte della cappella dissacrata di Sua Maestà il Denaro,
evocando un ricomponimento gestuale e labiale che apparirebbe altrettanto
farsesco. Per non dire dei tanti che avranno modo di imprecare sul
materialismo, il vil denaro e la corruzione che produce, e sul morbo del
secolo: la cocaina.
Resta il fatto che da queste apparenti macerie il
buon Lupo potrà, altrove, provarci ancora a chiedere con sguardo ammaliante: vendimi
questa penna, risolvendo in una
banalità linguistica e concettuale l'uovo di Colombo di un’America tuttora
vitale.
Michele Mocciola
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